mercoledì 29 gennaio 2014

La pipa dello zar


Nel gennaio del 1904 l'ambasciata russa di Parigi si metteva in contatto con una manifattura di Saint Claude, località celebre per la lavorazione e scultura del legno (ebano in particolare), nonché per la produzione di pipe e per l'intaglio di pietre dure ed avorio. A questa ditta veniva passata una ordinazione di 3.000 pipe che dovevano essere fabbricate in ebano secondo un modello unico che è caratteristica principale della pipa tradizionale russa ed in particolare di quella in uso nella marina imperiale. Il modello prevedeva la fabbricazione monoblocco tipicamente russa in quanto sembra che il punto di congiunzione, che trovasi fra il bocchino realizzato in materiale diverso ed il corpo pipa in legno, costituisse una zona di fragilità troppo elevata per poter sopportare senza spezzarsi le bassissime temperature della steppa.

Poco più tardi, il 6 febbraio 1904, a causa della continua penetrazione russa in Manciuria, scoppiava fra la stessa Russia ed il Giappone un conflitto che ben presto assumeva l'aspetto di una vera e propria guerra.
Uno dei punti focali del conflitto divenne subito la città fortificata di Port Arthur, oggi Lushun, posta sulla punta estrema della penisola di LiaoTung che, nel Mar Giallo, delimita il golfo omonimo. La città era difesa da 35.000 soldati russi e dalla flotta russa del Pacifico costituita da 18 navi da battaglia e 40 navi ausiliarie di diverso tipo. Nella notte fra l'8 ed il 9 febbraio l'ammiraglio giapponese Heihakiro Togo (1847-1934), capo dello stato maggiore del Sol Levante, con una audacissima azione della sua squadra navale riuscì a distruggere molte navi nemiche ed a porre il blocco alla città. Le poche navi russe superstiti ripararono a Vladivostok.
La guerra proseguì in Manciuria con Port Arthur sempre assediata. Nell'ottobre 1904 lo Zar Nicola II Romanov, visto che la guarnigione di Port Arthur non riusciva ad infrangere il blocco decise di inviare in soccorso della città assediata la flotta del Baltico. E qui inizia anche l'avventura delle nuove pipe. Il governo di Sua Maestà Imperiale aveva fornito al fabbricante francese le barre d'ebano necessarie e questi, alla fine di giugno consegnò le pipe ordinate, che più tardi furono tutte distribuite ai marinai ed ufficiali della flotta di stanza a Leningrado. La flotta, forte di oltre cinquanta navi fra cui 5 navi di linea moderne, una quindicina di vecchio modello ed il resto composto da torpediniere e naviglio ausiliario, salpò alla fine di ottobre al comando dell'Ammiraglio Z. P. Rozestvenskij diretta in estremo oriente. Il viaggio fu disastroso, costellato di incidenti, ritardi ed ostacoli di ogni genere tanto che la flotta raggiunse il Mar della Cina soltanto il 20 maggio 1905. Poiché nel frattempo Port Arthur era caduta, Rozestvenskij decise di forzare il passaggio fra la Corea ed il Giappone per poter raggiungere Vladivostok e ricongiungersi con i resti della flotta scampati alle navi di Togo. L'Ammiraglio Togo, che era al corrente della rotta delle navi russe, e che aveva nel frattempo riunito la sua flotta controllando assiduamente lo stretto di Corea fra l'isola di Tsushima e la penisola di Corea, attaccò di sorpresa la flotta russa. La squadra giapponese, che constava di 4 corazzate e 6 incrociatori pesanti più un rilevante numero di siluranti, era inferiore numericamente a quella russa ma molto più moderna e con equipaggi addestratissimi e fanaticamente fedeli al Tenno. Inoltre la qualità dei suoi proiettili e la caratteristica elevata rapidità di fuoco le conferivano una rimarchevole superiorità. Il 27 maggio i Giapponesi, avvistate le navi russe, attaccarono di sorpresa e, sfruttando la loro maggior velocità, ebbero ben presto ragione dei russi. Le migliori corazzate russe fra cui l'ammiraglia Suvorov furono messe fuori combattimento dal terribile fuoco delle navi di linea giapponesi e finite dalle siluranti, mentre il naviglio leggero e ausiliario veniva affondato. Il mattino seguente la retroguardia russa, al comando dell'Ammiraglio Nebogatov, con le vecchie corazzate e poche torpediniere, fra cui quella su cui era imbarcato l'ammiraglio Rosetsvenskij gravemente ferito, riuscì a riprendere la navigazione verso Vladivostok ma poco dopo, all'altezza dell'isola di Matsushima, incappò nuovamente nelle navi di Togo. Fu la fine. Il resto della flotta Russa fu distrutto o si arrese. Soltanto tre piccole unità riuscirono a fuggire ed a raggiungere Vladivostok. Le nuove pipe, appena distribuite finirono tutte in fondo al Mar della Cina. La battaglia di Tsushima segnò praticamente la totale sconfitta della Russia, ufficializzata il 5 settembre 1905 con la pace di Portsmouth.
Come sempre succede, il fabbricante di Saint Claude aveva prodotto qualche esemplare in più delle preziose pipe d'ebano russo di cui tuttavia si era persa allora ogni traccia. Alcuni anni or sono, nella soffitta dell'abitazione del proprietario della vecchia fabbrica di Saint Claude, ne vennero rinvenuti 17 esemplari. Questi preziosi cimeli sono ora in possesso di Alberto Paronelli che gelosamente li conserva nel suo "Museo della pipa" di Gavirate.


Da: gustotabacco.it



Ho trovato doveroso aprire questo argomento con un degno "escursus storico" per far meglio comprendere le vicende ruotate attorno a questo oggettino.
Una piccola pipa leggerissima, di appena 12cm di lunghezza, che racchiude in se ben 110 lunghi anni di storia.
E proprio leggendo artcoli come quello di gustotabacco che venni a conoscenza della "pipa dello zar". Ed è così che rimasi catturato dalle atmosfere che poteva evocare la storia mista all'eleganza di questa genovesina.
E così decisi di non perdere tempo: contattai il mio amico Ariberto Paronelli chiedendo se era possibile averne una.
Beh... La risposta fu SI.
da qualche anno sono il felicissimo proprietario di una tsushima in perfette condizioni.
Ad oggi non ho ancora avuto il coraggio di accenderla e di scoprire che gusto abbia un ebano con più di 100 anni sulle spalle.
Chissà forse quel giorno arriverà... O forse no...
Ma poichè una pipa che non fuma non è da considerarsi una pipa decisi di rimediare diversamente facendomi realizzare, su commissione da Paronelli, una pipa nuova di zecca in ebano che tutt'oggi fumo con piacere. Ma questa è un'altra storia che, magari, vi racconterò più in avanti.


Vi lascio con qualche scatto della mia personale pipa dello zar.