lunedì 6 luglio 2015

Gigliucci: "False Sandblast", true rhodesian

 
Sembrerebbe proprio un particolare periodo per la pipa quello che stiamo respirando da qualche anno qui in Italia: da una parte abbiamo una folta (forse troppo) schiera di possibili talenti pronti a muovere i primi passi in questo settore, dall'altra invece possiamo trovare (pochi) pipemakers che son stati capaci di dare la giusta affermazione ai loro lavori.
Tra tutti i giovani e talentuosi artigiani italiani c'è n'è uno in particolare che ha saputo studiare e sviluppare un design originale ed immediatamente distinguibile.
Mi sto riferendo all'ormai più che affermato Andrea Gigliucci.
Andrea è un pipemaker nato a Follonica, classe 1968. A seguito di uno studentato presso l'Accademia Delle Belle Arti di Bologna apre nel 1999 un suo laboratorio di restauro intraprendendo un percorso lavorativo da ebanista.
La passione per il fumo lento lo porta, sette anni dopo, a realizzare la sua primissima pipa.
È nel 2011 che inizia a collaborare a piene mani con il progetto "Foundation" di Giorgio e Massimo Musicò e, allo stesso tempo, a sviluppare e fortificare il proprio e personale marchio.
Durante i primi mesi del 2015 ho avuto la fortuna di stringere rapporti con Mr. Gigliucci attraverso scambi di mail e gradevolissime telefonate.
False Sandblast: fase uno
Tutto è nato per via del mio forte interesse nei confronti delle sue creazioni: esemplari bellissimi, mai lasciati al caso, con un'evidente ricercatezza di forme e linee. Ma un altro elemento fondamentale che ha saputo stimolare la mia curiosità è da rintracciarsi in quella particolare finitura rusticata che Gigliucci ha saggiamente ribattezzato col nome di "False Sandblast".
Sappiamo benissimo che, almeno qui in Italia, la rusticatura è da sempre considerata l'anello debole delle finiture, costretta ad una forzata esistenza all'ombra della più nobile sabbiatura. Nell'immaginario collettivo infatti "sgorbiare" una pipa significa voler celare magagne e brutture della radica.
Con la "False Sandblast" di Andrea la musica cambia radicalmente regalandoci un rusticato che riesce quasi a farci tornare a mente una sabbiatura con effetto "ring grain".
Realizzare una "falsa sabbiata" non è certo cosa semplice e richiede una serie di passaggi di precisione da effettuarsi pazientemente a mano con Dremel e frese varie.
Andrea è stato così gentile da spiegarmi, per grosse linee, come si concretizza questo lavoro:
 
"Il punto di partenza è abitualmente una straight grain sulla quale individuo le trame del legno bagnanola e segnando le tracce della radica.
La prima traccia viene eseguita adoperando una punta di circa 5/6 mm di diametro lasciata girare ad altissima velocità (il Dremel raggiunge circa 10.000 giri al minuto) in modo che l'attrito risulti minimo e l'utensile trovi da se la zona da scavare: "scivola" sulle parti più dure e "approfondisce" nelle parti più tenere della materia.
False Sandblast: fasi successive
In questa fase non bisogna effettuare pressione ma, con polso morbido, fare in modo che l'utensile faccia un po' da se.
Questa tecnica stabilisce una similitudine con la sabbiatura: è come quest'ultima un processo invasivo ma rispettoso di quello che la radica ha da dire, da qui il mio interesse nel nominarla "False Sandblast", non solo per l'evidente somiglianza quindi ma per un'assonanza nel procedimento.
A questo punto seguono altri 3/4 passaggi con frese sempre più piccole allo scopo di meglio delineare, con maggiore precisione, il già fatto: si approfondisce, si corregge eventualmente qualche svista e per finire si spazzola, come per qualunque rusticatura, con ruota di metallo o plastica, per eliminare punte acuminate e schegge varie.
La lucidatura finale è esclusivamente a cera carnauba.
Da fumatore, da amante delle superfici ruvide e da addetto ai lavori posso affermare che il rusticato (tutto) mantiene maggior traspirazione/osmosi tra interno ed esterno poichè è una finitura a poro aperto a differenza di una sabbiatura che, agendo in modo più raffinato e circoscritto, ci lascia una superficie sicuramente più liscia ma anche più chiusa".
 
Naturalmente non potevo lasciare fuori dalla mia collezione una realizzazione di Gigliucci e quindi le nostre chiacchierate mi hanno saggiamente spinto verso l'acquisto di una interessantissima rhodesian lavorata con la tecnica appena descritta.
Stiamo parlando di una pipa marchiata "RRR" con caratteri di tipo etrusco, dove il triplice simbolo sta ad indicare la bellezza del lavoro oltre che il livello di difficoltà affrontato dall'artigiano durante le fasi di esecuzione. Accanto ad essi è presente la punzonatura "15" che fa riferimento all'anno di produzione.
Fondamentalmente abbiamo a che fare con un oggettino piuttosto particolare: tendenzialmente "squat", con un cannello non romboidale bensì di tipo pentagonale il cui lato di base ci permette di far comodamente "sedere" la nostra radica senza alcun problema su una superficie piana. Un'ulteriore nota di merito va assolutamente spesa per il bocchino: ben intagliato e rastremato, comodissimo tra i denti e realizzato a mano da una barra di ottimo cumberland proveniente dalla "New York Hamburger".
L'effetto "false" della testa è una gioia tanto per gli occhi quanto per il tatto: il risultato in stile ring grain è davvero pregevole così come l'esperienza tattile estremamente "setosa" e massaggiante.
Una pipa che sa come calmare e appagare i sensi.
Le sue prime 10/15 fumate sono state fatte in via esclusiva con "Trinciato Forte"; dopo questa prima fase di addomesticamento ho dirottato il suo definitivo utilizzo verso il latakia: "Timm London Blend 1000" e "Stanislaw Balkan Latakia" bruciano in questa rhodesian in modo ineccepibile.
Da sottolineare che la pipa non ha mostrato anomalie in fase di rodaggio regalando fin dalle prime battute, con la complicità del fornello pretrattato, un fumo fresco ed esente da note amarognole. L'ottima e lunga stagionatura della radica è palesemente avvertibile.
Posso concludere affermando che le mie aspettative nei confronti di Andrea Gigliucci sono state largamente ripagate: un pipemaker validissimo, in evoluzione continua tanto quanto le sue realizzazioni. Sono certo che nel tempo continuerà a dar vita a pipe sempre più valide e belle.
A parer mio la migliore rivelazione a livello nazionale degli ultimi anni, un talento tutto "made in Italy".