martedì

Disegnare fumando...



Quando sono in relax, con la pipa tra i denti, sono molte le cose che adoro fare: godermi un film, leggere un libro, farmi un giro online con il mio tablet...
E grazie al mio iPad Air e ad un'app chiamata "Paper" posso permettermi anche di buttare giù qualche schizzo.
L'unico accorgimento è quello di stringere tra i denti una pipa comoda e non pesante.
Sono un gran disegnatore??? Assolutamente NO!!! Però mi diverto a scarabocchiare il display quando ne ho tempo!!!

Vi lascio con qualche schizzo...




lunedì

Getz: the "chubby calabash inside"


Un giorno come tanti.
Come sempre sono alla ricerca di qualche bella pipa che possa farmi innamorare.
Tra una cosa e l'altra, vagando sulla rete, mi imbatto sul sito (www.getzpipe.com) di Georgi Todorov, alias "GETZ", pipemaker bulgaro.


Georgi Todorov

Mi soffermo ad ammirare le sue pipe... Molto belle. Affascinanti.
Alcune idee sono davvero originalissime, una su tutte la pipa SHIMANO, ispirata al blocco leva/freno di una bici da corsa!!! Potrà anche non piacere ai più ma bisogna ammetterlo: l'inventiva non manca. E per la prima volta dopo tanto mi è sembrato di rivedere in mente un artigiano voglioso di portare un po' di freschezza.
Continuando a spulciare sul sito, però, rimango rapito in modo particolare dai modelli facenti parte della serie chubby calabash inside.




Questa serie di pipe ha, cm idea di base, quella di avere una camera di espansione all'interno del cannelo che permetta di ottenere una fumata molto fresca anche con pipe piuttosto compatte, un po' come avviene con le "aerobilliard" di Radice. Abbiamo parlato di questo particolare sistema in una delle discussione precedenti e chi volesse può correre a rileggerla.

Quindi fin qui nulla di nuovo... O almeno così sembra.

La vera novità, secondo me, sta nella scelta stilistica e nel modo molto personale che Getz ha sfruttato per la realizzazione di queste pipe con degli shapes azzeccatissimi.
Nelle foto inserite qui sotto potete osservare i modelli ultimati delle principali forme della chubby calabash inside:

 - BILLIARD





 - POKER





 - RHODESIAN





 - DUBLIN



Le trovo bellissime. Dalla prima all'ultima.

Alla luce di ciò ho deciso di contattare Georgi... Per farmi realizzare la mia rhodesian calabash inside!
Non ho resistito all'armonia di forme. Ho optato per un finissaggio color noce con veretta e bocchino in metacrilato bianco. Il contrasto che si viene a creare tra radica e acrilico è meraviglioso!
Naturalmente, appena riceverò la pipa, torno a parlarvene e a mostrarvela in una nuova discussione.


E non è finita qui. Appena possibile, infatti, è mia intenzione farmi realizzare anche la billiard con sabbiatura naturale, esattamente come quella proposta in foto.
Comunque spulciando sulla rete sono riuscito a trovare un po' di immagini relative alla lavorazione di tali pipe.
Le pubblico qui lasciandovi la possibilità di dare uno sguardo.



















giovedì

La pipa con l'anima di una calabash!!



Le proprietà di una calabash le conosciamo più o meno tutti: la grossa camera di espansione al suo interno fa si che ci giunga in bocca un fumo più fresco ed asciutto del solito.
Il fumo, infatti, uscendo dal bocchino e trovando una grossa espansione produce condensa, la quale rimane raccolta sulle pareti della stessa. Così facendo la fumata ne giova.
Oggi tale accorgimento è stato riportato anche in alcune pipe più classiche, basti pensare alla ormai famosissima Tubos di Eltang che potete ammirare qui sotto.



La struttura di tali pipe è ben comprensibile nell'immagine postata all'inizio di questo articolo.
Il cannello, che in queste pipe risulta più generoso del solito, nasconde una camera d'espansione che funge come descritto in precedenza. Come avrete notato sia l'espansione che il fornello presentano quasi lo stesso volume (anche se questa non è una vera e propria regola).
Oggi non solo Eltang ha appoggiato questo sistema, ma anche Radice con la bellissima serie "Aerobilliard".



Io ho avuto la fortuna di sperimentare questo sistema su due pipe in quercia fossile realizzate da Angelo Chirico (alias "PipaCiRO).
Sono due rhodesian reinterpretate con molto talento.
Entrambe contengono al loro interno la camera di espansione e donano fumate magnifiche!!
Inizialmente, quando scoprii di questa nuova trovata online rimasi scettico per poi tornare a cambiare idea una volta sperimentata con mano.
Vi garantisco che il risultato è eccellente e la fumata si trasforma in modo notevole. Tutto questo, in abbinamento alla quercia fossile, da un risultato sublime!!
Provate e non ve ne pentirete!!!








mercoledì

La mia prediletta...

Argomento dal titolo assai esaustivo.
Voglio mostrarvi la mia pipa prediletta, quella che più fumo e con la quale ho un feeling molto particolare.
È una rhodesian acquistata qualche anno fa dall'amico Carletto Imparato dell'omonima tabaccheria in quel di Varese.
È una Peterson Flame Grain 80's.


Mi piace da morire il modo in cui l'azienda irlandese ha saputo interpretare questo shape... E mi piace ancor di più questa serie, per via del meraviglioso accostamento tra colore della radica e colore del bocchino. Tra i due un vera in argento che non guasta mai.
Sottolineo il fatto che l'altra metà di questa pipa sia in metacrilato e non ebanite, un motivo in più per amarla!
Fuma principalmente con english mixtures... Ma ogni tanto una passata di naturali non glie la nega nessuno.
Radica che si è rivelata abbastanza docile fin dall'inizio, al contrario di altre Peterson che generalmente hanno bisogno di tempi piuttosto lunghi per dare il meglio di se.
Pipa instancabile.
Fedele compagna di tante e tante fumate serene.
La adoro.






lunedì

Quando l'ebanite ci fa "ciaociao"...



Se c'è una cosa che odio da matti, fino all'estrema incazzatura, è l'ebanite scolorita.
Ebbene si, per me è intollerabile.
Ogni qual volta che mi trovo ad acquistare una pipa mi piange il cuore all'idea che il suo bocchino, per un motivo o per un altro, sia fatto del suddetto materiale.

ODIO L'EBANITE.

Per l'amor di Dio, a detta di molti i vantaggi della "plastica vulcanizzata" sono ineguagliabili.
Il maggior vantaggio è quello della comodità: a quanto pare l'ebanite ha una morbidezza, una elasticità introvabile in altri materiali di sorta.
Altro punto a suo favore pare essere il grip: non scivola tra i denti, rimane salda e stabile in bocca.
Tutto vero.
Non lo metto in discussione.
Ma il mio "fattore incazzatura" nasce da un motivo che ho già lasciato intuire all'inizio in modo più che chiaro...
La vera causa di questo mio odio viscerale è la "favolosa" capacità innata dell'ebanite di scolorire.
Una scoloritura dovuta all'affiorare dello zolfo in essa contenuta che, appunto, le va a far perdere il suo colore nero brillante lasciandola diventare di un orribile verdognolo.
Questa variazione non è solo ed esclusivamente cromatica. Con lo scolorimento si va ad inficiare anche il sapore della fumata: un'ebanite malandata, diciamola tutta, rilascia in fumata un saporaccio sgradevolissimo!!!
E giunti a questo punto le soluzioni sono tre:

 - mandiamo il bocchino da un artigiano per una perfetta lucidatura e pulizia
 - proviamo a lucidarlo in casa (se ne siamo capaci e se abbiamo i mezzi)
 - ce lo teniamo così com è

Nel caso la scoloritura fosse lieve possiamo tentare anche noi, con un poco di pratica, a rimetterlo in sesto. 
C'è chi consiglia bagni in soda caustica, chi il dentifricio........ Se ne sentono tante in giro.
Io uso un metodo altrettanto poco ortodosso: il Sidol.
Si, do una buona passata di Sidol con un panno morbido e, se l'ebanite non è particolarmente andata, riesco a riesumarla. Naturalmente a seguire è d'obbligo un abbondante risciacquo in acqua corrente!


Ma quante pazzie bisogna mettere in atto per rimettere in sesto un bocchino!!!
Proprio a causa di ciò il mio porto sicuro è e sarà sempre il metacrilato.
Grazie ad esso l'idea dello scolorimento possiamo togliercela dalla testa. L'acrilico rimane e rimarrà sempre lucente, bello, elegantissimo.
Certo, per molti non ha quella morbidezza e quel grip tanto caro agli amanti dell'ebanite... Ma io ne faccio volentieri a meno.
Adoro il metacrilato e credo che oggi come oggi sia una soluzione fantastica.
Basta pensare alle pipe Castello che hanno da tempo abbandonato la vecchia ebanite in favore dell'utilizzo esclusivo di questo materiale.
Avrà i suoi difetti, sia chiaro, ma in quanto a bellezza e durata... Beh... Non conosce rivali!!!

Vi lascio, per concludere, uno scatto della mia Castello "Old Antiquari" 55 con bocchino in metacrilato con un gradevolissimo effetto madreperlato.


Billiard



Il mondo dell'artigianato pipario ci offre, oggi come oggi, un vario range di shapes e altrettante varianti ad ogni singolo modello.
Di ogni forma possiamo trovare moltemplici interpretazioni... Così facendo anche il fumatore più particolare può trovare senza difficoltà la forma che più gli aggrada.
E in questo panorama così variegato, vuoi o non vuoi, si finisce sempre con l'innamorarsi della classicità.
Una classicità che, a parere di chi scrive, è meglio rappresentata dalla "billiard".

Pur nutrendo un amore viscerale nei confronti delle rhodesian e delle bulldog non posso non ammettere quanto sia bello stringere tra le mani e fumare una bella billiard ben realizzata e con un buon bilanciamento.
La billiard è "la pipa".
La pipa per eccellenza.
Semplicità di forma, con un'eleganza senza pari.
Ideale per il neofita il quale, avendo a che fare con una pipa dritta, trova meno rogne in fase di fumata riducendo il rischio della condensa; ideale per il fumatore esperto che ne trarrà sempre e comunque fumate appaganti.
Se, dal mazzo, devo tirarne fuori un paio in modo particolare, mi vien da pensare immediatamente a due peterson: una Grafton e una Cara.


PETERSON GRAFTON 119

Una radica naturale con vera in argento e bocchino in cumberland.
Dimensioni piuttosto contenute che le donano compattezza, leggerezza ed eleganza.
Una pipa che adoro fumare e rifumare.
Un piccolo gioiello irlandese.


PETERSON CARA 15

Billiard bellissima, con una buona fiammatura, vera in argento e bocchino in ebanite.
Forse l billiard che più amo in quanto a estetica.
A mio avviso nulla da invidiare a Dunhill in quanto a classicità.


Poi... Potrei citarne tante altre in mio possesso ma preferisco non dilungarmi troppo.
In fin dei conti avrei da spender parole positive anche verso altre radiche.
Ma chissà... Forse lo farò più in la.

martedì

Una Dunhill... È pur sempre una Dunhill...??



Proprio in questi giorni mi è stata recapitata la mia primissima Dunhill.
Per l'occasione ho voluto puntare tutto su una Ruby Bark con vera in argento.

Ma cominciamo dall'inizio...

Sono anni e anni che sento sempre decantare le qualità di queste inglesi... Ma c'è sempre stata in me una vela di scetticismo nei confronti di questi oggetti da fumo dal costo, spesso e volentieri, quasi proibitivo.
Il dilemma era ed è sempre lo stesso: può una pipa in radica (quasi sempre sabbiata) avere dei costi così elevati???
Vero che il mercato pipario ci abitua a vedere molti brands con prezzi ben peggiori... Ma qui stiamo sempre parlando di pipe prodotte in serie!!
La mia convinzione è sempre stata la stessa: l'80% del prezzo finale di una Dunhill è per il "white spot".
Si, sono convinto che la grandezza di Alfred Dunhill sia stata nel marketing.
In una innata capacità di fare marketing.
Parliamoci chiaro: non sto sparando sulla croce rossa... Ma semplicemente esprimo una mia opinione... Forse sbagliata... Forse no.
Resta il fatto che alla fine non ho resistito all'immenso fascino che il "puntino bianco" esercita su noi fumatori di pipa.
Ho preso la mia prima Dunhill.
Molti sono i pregi, a partire dalla confezione curatissima e bellissima. Mai nessuna pipa in mio possesso è stata confezionata con tanta eleganza e sobrietà. La voglia di aprire questo forziere per scoprire quale tesoro nasconde mi ha fatto tornare per un istante bambino.
Emozione da non sottovalutare!!!
Ma andiamo al sodo...
La pipa, una elegantissima Ruby Bark rhodesian gruppo 4 (una 4108 del 2010 per esser precisi) rosso rubino, è assai affascinante.
Una forma (la mia preferita) realizzata con classe e semplicità, arricchita con una vera in argento che le da quel tono di importanza.
A completare il tutto il bocchino rigorosamente in ebanite... E guai se così non fosse in casa Dunhill.



Detto questo... Non resta che il battesimo del fuoco.
Quando la accenderò?? Per ora non so... Di solito mi piace fare in modo che sia la pipa a suggerirmi quale sia il momento propizio.

Resta intanto in me una gran paura: quella di accenderla un bel giorno e scoprire che, fondamentalmente, non offre fumate migliori rispetto ad una qualunque altra radica, magari con un costo dimezzato rispetto a quello della mia nuova Ruby Bark.

Allora si che mi sentirò davvero un po' stronzo.

lunedì

L'altra metà della pipa...

Spulciando la rete mi è capitato per le mani questo scritto assai interessante, tratto da nonsolopipa.wordpress.com, e dedicato ai bocchini.
In fin dei conti è giusto conoscere a fondo anche l'altra metà della pipa, scoprendo forme e materiali.
Vi auguro una buona lettura!!!



Il neofita si chiederà che mai ci sarà da dire sui bocchini. C’è molto da dire e se inizialmente sembrano tutti più o meno uguali, col tempo inizierete ad accorgervi di differenze e sfumature. Come per altri “componenti” della pipa, una classificazione rigida ed esaustiva non è possibile. Esistono numerose varianti e qui propongo semplicemente l’ABC del bocchino (tra parentesi e in corsivo il termine anglosassone).
Possiamo distingure i bocchini per:
a) Forma generale
b) Forma del dente
c) Materiali


a) Forma generale

Semplificando un po’, possiamo dire che esistono due grandi famiglie:
- il bocchino conico (tapered)presenta una forma conica appunto. A volte vien detto bocchino “pieno” (per distiguerlo dal bocchino a sella che comporta uno “svuotamento” di materiale). Nell’immagine un classicissimo bocchino conico di una Dunhill.
- il bocchino a sella (saddle): presenta una

 sorta di scalino che comporta un assottigliamento del bocchino. Qui un tipico bocchino a sella montato su di una Caminetto.

All’interno di queste due categorie è possibile operare due distinzioni. Alcuni diffenziano il bocchino conic

o propriamente detto (e che deve avere una forma di cono) da quello che chiamano “conico moderno” (modern tapered) e che perfettamente conico non è, ma presenta una leggero restringimento ricurvo e termina con un finale a cilindro, come si buon chiaramente vedere in questa Savinelli Polo.
Merita poi una particolare menzione il bocchino a sella delle Charat

an detto “double comfort” e presente solo su tale marca. E’ facilmente riconoscibile dal doppio scalino, come si vede bene nella foto di questa Charatan di produzione recente.
Bocchino a sella e bocchino conico non comportano sostanziali differenze in fumata (anche se dato il minor spessore il bocchino a sella permette un raffeddamento più rapido del fumo) e la scelta tra l’uno o l’altro è puramente estetica.
Un caso a parte è costituito dal cosiddetto bocchino a flock (army mounted) composto da un bocchino con perno conico che si innesta direttamente nella cannello (generalmente munito di ghiera in metallo, anche se non è un obbligo). Un tipico esempio di innesto a flock è fornito dalla Peterson qui a fianco. Si noterà l’assenza di un perno scalinato rispetto ad un bocchino normale.
Anche se vi è confusione nella terminologia, si usa distinguere inn

esto a flock dal cosiddetto spigot che si caratterizza da un bocchino e un cannello entrambi ricoperti di metallo nella parte finale, come nella Dunhill proposta qui.
Innesto a flock e spigot presentano un grande vantaggio dato dalla conicità della parte inserita nel cannello: si estraggono sforzando meno, ragion per cui possono essere “svitati” anche durante la fumata e permettere di soffiare fuori dal bocchino l’acquerogiola in eccesso.

b) Forma del dente

La forma del dente è ulteriore motivo di variazione. Quasi tutte le pipe presentano la forma classica de dente detta fish tail (coda di pesce).
Vi è poi l’amato/odiato bocchino palatale che indirizza il fumo sul palato anziché sulla lingua. Anche se usato quasi esclusivamente dalla Peterson, altri marchi quali, ad esempio, Savinelli o Vauen, ne hanno fatto uso.
Va infine menzionato il bocchino dentale (dental lip), più pronunciato nella parte superiore, che permette alla pipa di essere tenuta in bocca senza dover stringere con troppa forza il bocchino. Qui a fianco una Falcon.

c) Materiali

Oggi la maggiorparte dei bocchini sono fatti di Ebanite (un composto di gomme naturali vulcanizzate, cioè a cui è stato aggiunto dello zolfo per rinforzarlo) o di Metacrilato (un materiale plastico). Nella terminologia anglosassone si parla di Vulcanite (anche se il termine è improprio giacchè designerebbe in realtà un minerale) o di hard rubber (letteralmente “gomma dura”), rispettivamente di Lucite(il marchio di un Metacrilato).
Generalmente i bocchini vengono prodotti di colore nero, anche se possono essere prodotti in altre colorazioni. Celebre è il bocchino striato “Cumberland” della Dunhill, qui a fianco, risultato di una particolare colorazione data a bocchini in Ebanite (anche se va’ segnalata l’esistenza di Cumberland in Metacrilato).
Metacrilato e Ebanite non sono distinguibili ad occhio nudo laddove il bocchino sia nuovo. Fra i denti l’Ebanite risulta però più morbida, caratteristica che la rende preferibile agli occhi di molti pipatori. Lo svantaggio è dato

 dalla sua usura. Con il tempo e con le fumate l’Ebanite tende ad assumere un colore verdognolo/giallognolo (come nella Billiard qui a fianco)  che richiede una pulizia particolare per essere riportata all’originale colorazione nera.
Un tempo però, soprattutto durante il XIX secolo, quando ancora non si utilizzavano Ebanite e Metacrilato, gli artigiani facevano ricorso a svariati materiali. L’ambra era un materiale correntemente utilizzato per le pipe di pregio come le pipe in Schiuma di mare. L’ambra viene utilizzata ancora oggi, ma si trattà perlopiù di ambra sintetica. L’avorio costituiva anche un valida alternativa di lusso.
Per altre pipe, meno prestigiose si poteva ricorrere a semplici boc

chini in legno, come ad esempio il ciliegio. Vi sono poi bocchini in corno di animale (un tempo molto comuni) come nella Butz Choquin qui a fianco, avorio o anche in radica (a volte la pipa non presenta parti amovibili).